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28/09/2026

“Hiroshima, amore mio” – Judita Franković Brdar e Marko Kasalo nel nuovo spettacolo di Rajna Racz tratto dalla celebre sceneggiatura di Marguerite Duras

Un progetto teatrale sull’amore e sulla memoria, coprodotto dal TPI Pola, dalla Casa di cultura KKV di Sisak e dall’organizzazione artistica Kuća Nahero

Judita Franković Brdar e Marko Kasalo sono nella fase finale delle prove in vista della prima dello spettacolo Hiroshima, amore mio, con la regia di Rajna Racz e coprodotto dal Teatro Popolare Istriano – Teatro cittadino di Pola, dalla Casa di cultura Kristalna kocka vedrinedi Sisak e dall’organizzazione artistica Kuća Nahero.

Lo spettacolo nasce dalla sceneggiatura omonima di Marguerite Duras per il film Hiroshima mon amour(1959) di Alain Resnais. La sceneggiatura è stata tradotta dal francese da Lucija Klarić, che ne firma anche la drammaturgia e, insieme a Rajna Racz, l’adattamento teatrale.

La prima dello spettacolo si terrà giovedì 1° ottobre 2026 alle ore 20 sul Palco piccolo del TPI di Pola, mentre le repliche sono previste per venerdì e sabato, 2 e 3 ottobre. Dopo la prima a Pola, lo spettacolo debutterà anche a Sisak il 29 ottobre, al Kazalište 21, e a Zagabria il 7 dicembre, presso il GDK Gavella.

«È impossibile restare senza amore. Anche se rimangono soltanto le parole, l’amore continua sempre a essere vissuto. La cosa peggiore possibile è non amare; non credo che una cosa simile esista», scriveva Duras nell’antologia delle sue confessioni e riflessioni La vita materiale, pubblicata nel 1987.

Hiroshima, amore mioè uno spettacolo poetico sull’amore, sulla memoria e sull’impossibilità di esprimere ciò che trascende l’esperienza umana.

In una camera d’albergo a Hiroshima, dodici anni dopo la bomba atomica, si incontrano una donna francese e un uomo giapponese. La loro breve storia d’amore diventa lo spazio nel quale riaffiorano ricordi rimossi, traumi personali e la storia collettiva. Quello che inizia come un incontro intimo tra due sconosciuti si trasforma gradualmente nel confronto con un passato che non può essere lasciato alle spalle. Mentre le loro voci si intrecciano, si cancellano i confini tra presente e passato, tra la storia d’amore e la catastrofe storica, tra ciò che ricordiamo e ciò che cerchiamo di dimenticare.

Marguerite Duras rinuncia al tentativo di raccontare Hiroshima attraverso una ricostruzione documentaristica o una rappresentazione della catastrofe. Al contrario, inscrive la catastrofe nello spazio intimo dell’incontro tra due persone, nella relazione amorosa, nel corpo che porta i segni del passato. Per Duras, di Hiroshima non è possibile parlare direttamente: è possibile parlare soltanto dell’impossibilità di parlarne. È proprio in questa frattura tra linguaggio e silenzio che nasce il suo straordinario testo poetico, nel quale l’amore non cancella la distruzione, ma la rende visibile.

Seguendo Marguerite Duras, Rajna Racz costruisce un teatro poetico nel quale il corpo diventa il luogo in cui memoria e oblio si imprimono contemporaneamente. Il corpo ricorda ciò che le parole non possono esprimere, ma allo stesso tempo cerca di sopravvivere attraverso l’oblio. Lo spettacolo esplora il modo in cui i traumi storici si insediano nel corpo e come l’amore, il contatto e la vicinanza possano trasformarsi nell’ultimo spazio di resistenza alla distruzione.

A quasi settant’anni dalla realizzazione del film, Hiroshima, amore miorisuona oggi con una forza ancora maggiore. In un mondo segnato da nuove guerre e dalla crescente minaccia delle armi nucleari, Hiroshima non è più soltanto un evento storico, ma una possibilità sempre presente per il futuro. Lo spettacolo non tenta quindi di ricostruire il passato, ma, attraverso un’intima storia d’amore, pone la domanda su come vivere con ciò che è inconcepibile e su come, nonostante tutto, continuare ad amare.

«Lavorare su questo testo è stato estremamente impegnativo e ha spostato dentro di me dei confini, perché questo testo poetico apparentemente d’amore è tutto fuorché questo. Oggi il mondo si è avvicinato così tanto al contesto evocato da Hiroshima, amore mioche, lavorandoci, il gruppo creativo prova una sorta di inquietudine e di timore reverenziale. Come realizzare questo spettacolo quando l’Orologio dell’Apocalisse segna 85 secondi alla mezzanotte, avvicinandosi più che mai alla catastrofe globale simbolica? La minaccia nucleare è tornata a far parte del linguaggio politico, delle strategie militari e della quotidianità. La deterrenza nucleare viene nuovamente evocata come argomento di sicurezza e la possibilità di un’escalation nucleare non appartiene più esclusivamente all’immaginario della Guerra fredda», ha dichiarato la regista e autrice dell’adattamento teatrale Rajna Racz nelle note introduttive.

Lo spettacolo poetico sull’amore e sulla memoria è frutto del lavoro di un eccezionale gruppo creativo, composto, oltre che da Rajna Racz e Lucija Klarić, da Marin Živković, autore delle musiche e del sound design, Ana Paulić, scenografa, e Mirna Mihoković, costumista. Le luci sono curate da Elvis Butković, mentre il movimento scenico è affidato a Ena Jagec.

Insieme a Živković, le musiche sono eseguite da Letizia Roce, Branko Sterpin, Matej Milošev e Filip Merčep.

Il progetto è cofinanziato dalla Città di Pula-Pola, dal Ministero della Cultura e dei Media della Repubblica di Croazia, dalla Città di Sisak, dalla Città di Zagabria e dalla Fondazione Kultura Nova.